|

| Le foreste di conifere coprono estesamente i fianchi delle valli interne dai 1300 metri del fondovalle fino ai 1900 metri di quota. Fa eccezione la Val Travenanzes, completamente priva di boschi di altofusto a causa dell'asprezza dei versanti e della scarsa insolazione. I fitti arbusteti di pino mugo si sostituiscono alle foreste sulle pendici rocciose e detritiche soggette a periodici fenomeni franosi e valanghivi. La specie predominante nelle foreste del piano montano e subalpino è l'abete rosso, che forma delle stupende peccete nelle zone di Ra Stua ed Antruiles. Dove da almeno mezzo secolo il bosco non viene utilizzato perchè inacessibile con i moderni mezzi di esbosco, le peccete hanno assunto una statura ed un portamento quasi monumentali; esse costituiscono senz'altro una delle più importanti emergenze naturalistiche del Parco e come tali vengono tutelate. |
|
|
Dove la rete viabile permette invece un comodo accesso, viene praticata una selvicultura di tipo naturalistico, che asseconda il più possibile i ritmi della spontanea evoluziuone forestale, con l'eliminazione deio soggetti che ostacolano lo sviluppo della rinnovazione naturale ma con rilascio delle piante vecchie che fungono da habitat faunistico. Il risultato di questo tipo di trattamento praticato da secoli, sono dei boschi disetanei multiplani, dotati di buona stabilità ecologica. Fra le peccete del piano montano sono presenti alcuni lembi di faggeta in cui alligna qualche sporadica pianta di tasso (versante nord di Cianderòu e del Col Rosà), mentre l'abete bianco è relegato nei recessi a microclima più oceanico (Progòito, Costa dei Siè). Queste tre specie si trovano, nel fondovalle del Parco, al limite superiore delle loro possibilità vegetative. Le ghiaie stabilizzate delle pendici più aride (versanti meridionali della Croda Rossa e della Corda de r'Ancona), sono invece colonizzate dal pino silvestre, che forma boschi molto radi e di scarsa statura, ma ricchi di sottobosco e di rare specie di orchidee. |
| Dove la vegetazione arborea sfuma gradualmente verso i pascoli dell'orizzonte alpino, il larice ed il pino cembro formano magnifici popolamenti infraperti di alta quota, caratterizzati da piante secolari. I larici cembreti di Lèrosa, Gòtres, Padeòn e Ròzes, possono essere considerati dei monumenti naturali, di inestimabile valore ambientale e naturalistico. Le praterie di Lèrosa, Fòses, Ròzes e Travenznazes, importanti elementi di mosaico vegetazionale del Parco, sono ecosistemi di alta quota di eccezionale rilievo, non solo per il contenuto paesaggistico e storico che deriva loro dalla millenaria pratica del pascolo, ma anche per la estrema varietà e ricchezza floristica: Vi crescono infatti numerose specie endemiche e rare, esclusive delle Dolomiti d'Ampezzo, fra cui il Semprevivo delle Dolomiti, preso a simbolo del Parco. |
|
|
Il pascol,o tuttora praticato in quattro alpeggi del territorio regoliero, si svolge all'interno del Parco nelle aree di Malga Ra Stua e Val Padeòn per i bovini e sull'Alpe di Fòses per gli ovini, con transumanza su pascoli a quota più bassa ad inizio e fine stagione. Nelle aree a vocazione forestale esso è la causa che ha determinato e mantenuto nei secoli un certo paesaggio culturale, diverso dalla naturalità e tuttavia molto prezioso per il significato culturale e storico della vita regoliera. |
Copyright © 1998, Cortinanet
 
|